Parkinson, come riconoscere questa malattia?

La malattia di Parkinson è una malattia degenerativa irreversibile del sistema nervoso centrale, legata alla carenza di dopamina, i neurotrasmettitore che regola e gestisce il movimento.

Questa carenza è determinata dalla morte precoce dei neuroni situati nella sostanza nera, meccanismo che coinvolge la gestione del movimento.

Le cause di questa morte prematura dei neuroni non è ancora del tutto chiara, tuttavia si ipotizza che possa essere legata ad un meccanismo di apoptosi, il suicidio cellulare, che per un motivo scatenante ancora poco noto, sembra entrare in azione in maniera incontrollata.

L’esordio della malattia è intorno ai 60 anni, tuttavia recentemente questa soglia si è andata progressivamente abbassando, tanto che un 10% dei pazienti di Parkinson hanno una età media di 40 anni.

Una insorgenza ancora più precoce è molto rara, anche se non è completamente esclusa.

La causa scatenante non è ancora nota, come del resto il suo meccanismo, ma sono stati individuati dei geni, difettosi, che hanno una certa incidenza sulla malattia, così come l’esposizione a pesticidi ed erbicidi che sarebbero in grado di accrescere il rischio del 55-70%.

Infine, un ruolo importante sembra lo possano avere i radicali liberi come, in base a studi recenti, anche alcuni processi virali tra i quali l’influenza, ragione sufficiente per prendere in seria considerazione la vaccinazione.

I primi sintomi sono rappresentati dal tremore a riposo, solitamente di una sola mano, e prima che venga interessata anche l’altra,  possono passare anche alcuni ani.

Vi sono tuttavia anche altri sintomi, per lo più sfumati, che non vengono solitamente presi in considerazione quali un tremore di azione quando si cerca di compiere un movimento volontario come il pettinarsi i capelli, una certa lentezza nell’alzarsi dalla sedia, rigidità nei movimenti, in particolare rigidità del tronco e del collo.

Tutti questi sintomi non vanno sottovalutati, perchè allo stato attuale, una diagnosi tempestiva seguita da un corretto approccio terapeutico, consente di rallentare notevolmente l’evolversi della malattia.

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