La flussimetria doppler è un esame che si esegue in gravidanza è ha lo scopo di controllare il normale flusso sanguigno sia materno che fetale.
Non si tratta di un esame di routine e quindi non viene eseguito di norma, tuttavia è richiesto in particolari condizioni che potrebbero fare prevedere delle complicazioni in modo particolare per il feto.
Si tratta quindi di un esame che va eseguito necessariamente nelle gravidanze a rischio, che serve a verificare che il flusso ematico tra madre e figlio sia normale, perchè in caso non fosse nella norma, potrebbe determinare un insufficiente afflusso di ossigeno al feto, con tutte le conseguenze serie che è possibile immaginare.
Esistono due tipi di flussimetria: la flussimetria materna e la flussimetria fetale.
La prima, che va eseguita tra la 17° e la 23° settimana e prende in esame le arterie uterine, diventa indispensabile quando ci si trova al cospetto di una gestante con problemi di ipertensione, diabete e altro ancora.
L’esame della durata di 5-15 minuti, del tutto privo di fastidi, si avvale di una sonda addominale che consente di verificare se vi è il rischio di una complicanza quale, ad esempio, l’ipertensione gravidica, ritardo nella crescita endouterina e, infine, sofferenza fetale.
La flussimetria fetale si può eseguire sull’arteria ombelicale o su quella cerebrale e va fatta a partire dalla 32° settimana di gravidanza.
Si tratta anche in questo caso di un test ben tollerato, da eseguirsi a vescica vuota, e della durata di 15-30 minuti circa.
Questo esame, molto importante, consente di valutare le caratteristiche dei vasi fetali e del flusso che li attraversa, in modo da prevenire casi di ipossia, ovvero insufficiente ossigenazione del feto, problema che potrebbe portare a serie conseguenze neurologiche per il nascituro.






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Data: 09 febbraio 2012



