L’artrite reumatoide è una grave malattia a netta prevalenza femminile, infatti il rapporto è di ben 3 su 4.
Si tratta di una patologia che pur interessando l’intero organismo, si evidenzia in particolar modo nelle articolazioni degli arti come i piedi, le mani, i polsi, il collo, i gomiti, le caviglie e le ginocchia, ma può interessare anche altre parti dell’organismo extra articolari, condizione ben più grave, ma fortunatamente assai rara.
Si tratta di una malattia autoimmune, una aggressione del sistema immunitario allo stesso organismo, che causa delle infiammazioni con conseguente erosione dell’osso che determina malformazioni, permanenti e non più recuperabili, e quindi, nei casi più severi, anche invalidità.
Tale condizione è cronica e progressiva ed è caratterizzata da un andamento ciclico, che alterna momenti di riacutizzazione a momenti di remissione.
I soggetti interessati da questa patologia hanno un rischio severo di contrarre anche altre malattie quali linfomi, infezioni e malattia coronarica, per cui l’aspettativa di vita risulta essere seriamente compromessa.
L’origine di questa malattia è ancora sconosciuta, anche se si pensa che la componente genetica sia determinante, così come altrettanto determinante è il fumo, tuttavia si ritiene che possano esserne responsabili anche delle reazioni ad un agente infettivo sconosciuto, come un virus.
L’esordio della malattia si ha nel periodo compreso tra i 40 e i 60 anni, ma nulla vieta che possa presentarsi in un qualunque altro momento della vita.
I primi sintomi sono gonfiore e dolore alle mani e ai polsi, in particolar modo nelle ore notturne, il tutto accompagnato da una sensazione di spossatezza e, a volte anche da rialzo febbrile.
La cosa fondamentale per affrontare questa malattia e per poter assicurare una qualità della vita decente, è la diagnosi precoce, prima che intervengano le prime malformazioni causate dall’erosione delle ossa, che poi non saranno in alcun modo recuperabili.







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Data: 15 novembre 2011



